Frida Neri all'Eddie Lang Jazz Festival

CAMPOBASSO, 20 LUG – Sempre più itinerante, sempre più ‘allungato’ nel corso dell’estate. E’ stato reso noto in quste ore il programma ufficiale dell’Eddie Lang Jazz Festival, il più longevo e conosciuto festival musicale molisano, dedicato al musicista Salvatore Massaro (in arte Eddie Lang) originario di Monteroduni, ma nato e cresciuto negli Stati Uniti. Il cartellone conferma il percorso avviato dagli organizzatori degli ultimi anni: la kermesse continua ad uscire dalla sua location storica, il castello Pignatelli di Monteroduni, e approda in numerosi centri della regione, dal mare alla montagna. Inoltre si estende a quasi tutto il periodo estivo, parte la prossima settimana per terminare il 6 settembre.

Si comincia a Campobasso il 27 luglio: al Blue Note in scena Fabrizio Bosso e il quartetto di Walter Ricci. La sera successiva a Isernia (piazza Celestino V) William Stravato & Fusion Experience Band, a seguire Daniele Gottardo & The Nuts. Il 2 agosto la serata più importante del festival: a Termoli (piazzale del porto) il concerto degliIncognito. Pochi giorni dopo, il 6, l’Eddie Lang approda per la prima volta sui monti di Capracotta con Air Mail Quartet e il quintetto diDaniele Cordisco (con lui ci saranno Michale Rosen e Francesco Lento). Il 10 si torna a Isernia (piazza Celestino V) per Kenny Barron, mentre il 12 a Larino (Palazzo Ducale) si esibirà il trio di Luigi Di Nunzio. Il 14 a Campomarino (piazza Vittorio Veneto) Bobby Watson Quartet. Chiusura con un doppio appuntamento a Campobasso dove il festival segna la riapertura ai grandi eventi di Villa De Capoa. Qui si esibiranno, il 5 settembre, Marco Zurzolo Trio e Don Luigi M.Masterband, mentre il 6 di scena il trio di Emmet Cohen.

Per quanto riguarda invece la parte storica del festival, quella ai giardini del castello di Monteroduni, si terrà dal 29 luglio al primo agosto. Si parte con il trio di Gabriele Cianfrani e con la formazione diCiro Manna e Alain Cardon; si prosegue il 30 con Paolo Mignogna Trio, Javier Girotto e Vince Abbracciante, il 31 con Donato Santoianni Quartet, a seguire Flavio Boltro meets Figliola/Corradi/Valeri. Infine il primo agosto chiusura con Frida Neri. Tutte le sere, come sempre, a Monteroduni ci saranno anche jam session in piazza Municipio e piazza Monumento. (ANSA)

Leggi sul sito

“La creatività è coraggio, in Italia la musica dovrebbe scendere dal piedistallo su cui è salita”. La giovane cantante Frida Neri ci racconta la sua carriera

Indirizzo sito : Ravello Magazine

Ho un ricordo piuttosto nitido della sera del 27 Giugno 2014, sera di Ravello Festival in cui si esibì la straordinaria cantante Dulce Pontes. Ricordo perfettamente come ero vestita, ricordo il clima, estivo ma senza esagerare, piacevolmente tiepido, dopo l’impennata afosa del 21 giugno, respirabile. Ricordo il cielo quieto, il pomeriggio azzurro e viola in cui i fiori della Villa erano straordinariamente vivaci e dritti nelle aiuole, ricordo la gente che si accomodava, il ritmo, la voglia di lasciarsi coinvolgere e di sorridere. E proprio quella sera, la protagonista di questa intervista, la cantante Frida Neri, doveva essere una delle tante persone da accogliere in tribuna, se non ci fosse stato un imprevisto di lavoro che le ha impedito di ascoltare l’artista e di essere parte integrante del tripudio di colori e del cielo sereno della sera ravellese. Abbiamo già un punto in comune, inconsapevolmente, nel momento in cui la raggiungo al telefono: e tutto quello che viene dopo nella nostra chiacchierata è inevitabilmente intinto di musica, spruzzato di contaminazioni, partiture, suggestioni e tradizioni popolari. Frida, che guardo nelle foto che completano l’intervista, è quasi un personaggio fiabesco, misteriosa come solo le artiste sanno essere, bella e sicura di se, quasi non imbrigliabile in un periodo storico preciso, sfuggente nel senso mitico del termine, “contaminata” lei stessa da più vite, come se le immagazzinasse tutte, e tutte le affiorassero alla pelle, bocche di antiche cantanti, profumo di merletti e crinoline, è come se cento storie venissero via dalla sua voce. Tutto è ammantato da un segreto, a cominciare dal suo nome d’arte, volutamente mitteleuropeo come lei stessa mi preciserà.

Frida, cosa rappresenta per te la musica? Per me la musica è il linguaggio fondamentale, è quello che parte da un livello profondo dell’anima e racconta storie che servono ad arricchire e ad educare anche chi non è avvezzo o aduso a recepirle. Proprio stamattina ho tenuto uno spettacolo in una scuola alberghiera di Riccione e pur non essendo abituati a questo genere di spettacolo, gli studenti si sono divertiti e hanno apprezzato molto. Per me la musica è uno dei due modi di approcciare la vita, l’altro è un approccio puramente filosofico. Ed entrambi, combinati nella giusta maniera, servono ad essere autentici e consapevoli. La musica è arte, e l’arte ha bisogno di toni smorzati, di ritiro, non come adesso dove tutto è esibito, urlato; per me fare musica è respirare, faccio musica perché non potrei fare altro.

Come nasce il tuo pseudonimo, il tuo nome d’arte? È nato come un rituale, una sorta di nuovo battesimo che mi ha aperto ad una rinascita, ad una fase che mi ha dato linfa sia musicalmente che esistenzialmente. Lo paragono un po’ alle maschere della tragedia che non avevano certo funzione di copertura, ma di amplificazione di ciò che si era, come fossero una sorta di filtro. In termini più pratici, il nome ed il cognome suonavano bene insieme e poi Frida, oltre a ricordare la grande Frida Kahlo, è un nome di origine mitteleuropea che rende bene l’aspetto della mia musica, ricca di contaminazioni. Così come è pieno di contaminazione ogni rito che si rispetti.

A cosa stai lavorando adesso? Sto lavorando su due piani differenti, innanzitutto il nuovo album che sarà diverso dall’Ep di esordio, sarà concepito su un altro piano stilistico: ho infatti inserito canzoni mie, derivate anche dal grande innamoramento che ho per il Fado, e poi ci sono mie reinterpretazioni di musiche popolari. Ma fra i due livelli stilistici di questo progetto, fra le due componenti, non c’è competizione, anzi grande armonia, ci sono sonorità contaminate con  l’utilizzo di strumenti musicali di derivazione popolare come il flauto ed il salterio. E poi sto lavorando con un team di teatro canzone, dopo il successo ottenuto con il progetto i Canti dell’Amor Perduto realizzato con Loris Ferri, Massimo Ottoni, Antonio Nasone e Ilaria Mignoni, una storia di resistenza, sia storica che culturale, che viene affidata ad una simbologia che fa leva sui concetti di terra e natura.

Frida Neri ha qualche rimpianto? Ma in realtà più che di rimpianti, parlerei di amarezza, amarezza di fondo riguardo allo stato della musica nel nostro Paese. Spesso, per lavoro, mi capita di essere all’estero e mi commuovo letteralmente nel vedere quanto sia stimata la cultura lì, mentre da noi è quasi un regalo e quando un diritto diventa regalo c’è qualcosa che non va. Un tempo tutti i grandi venivano da noi in Italia ad imparare l’arte, incolpiamo gli altri ma poi la responsabilità è tutta nostra. Anche io molto spesso mi sono posta la domanda se non fosse il caso di lasciare questo Paese ed andare via, ma poi, subito dopo, mi sorgeva un altro dubbio: e se andiamo tutti via che facciamo? E quindi si è costantemente divisi. Io mi sento sempre divisa.

Hai un sogno ancora da realizzare?  Il mio sogno  è molto semplice, ed è quello di poter lavorare al 100% e cioè avendo le condizioni giuste, senza faticare per realizzare ciò che voglio, pur servendomi di dimensioni alternative. Molto spesso nel nostro campo non c’è biodiversità musicale, io so di esulare dal main stream e di non entrare nelle etichette varie, nelle varie definizioni. Vorrei solo avere le condizioni giuste per realizzare la mia intuizione artistica e vivere degnamente della mia arte, soprattutto adesso che sto per diventare mamma.

Da futura mamma, ti auguri che tuo figlio segua la tua stessa carriera? In realtà sia il papà che la mamma sono musicisti, magari farà il meccanico perché non ne potrà più della musica! Scherzo. Le passioni non le scegliamo, sono loro che ci scelgono, mi auguro solo che possa trovare ciò che solletica i suoi talenti e che possa realizzarsi.

Conosci il Ravello Festival? Assolutamente si! E parteciparvi è uno dei sogni da realizzare. L’anno scorso avevo in progetto di venire a vedere Dulce Pontes il 27 giugno, ma poi un impegno di lavoro me lo ha impedito.

Cosa auguri alla musica italiana? Il mio augurio è che ci sia una grossa crisi, da non vedere attenzione come momento negativo, ma come sprone per una rinascita, come ripresa da una ubriacatura in cui è finita la musica qui in Italia. La nostra musica deve scendere dal piedistallo su cui è salita e riprendere i pezzi che ha perso per strada. Siamo pieni di talenti ma si ignorano perché bisogna rispondere all’approccio industriale, come accade nei talent, che paragono a dei discount. Bisogna essere audaci, rischiare, perché la creatività è coraggio.

Sono le ultime parole dell’intervista a Frida Neri, ci salutiamo con un grazie reciproco mentre la immagino allontanarsi leggiadra e consapevole, quasi come il personaggio di una saga popolare fatta di boschi, antichi strumenti a corda e natura incontaminata.

Frida Neri, la musica come inquietudine

Indirizzo sito : Ilfattoquotidiano

Roma, quartiere San Lorenzo nel centro storico della Capitale. In un rinomato locale jazz sta per svolgersi un concerto. È tutto pronto, l’atmosfera si riscalda e al momento opportuno entra in sala lei facendosi spazio fra tavolini tondi e le candele accese, dirigendosi diritta verso il palco illuminato da poche luci di scena. I ragazzi che l’accompagnano la seguono, salgono sul palco, ognuno prende il suo strumento e lo accorda per esser tutti sulla giusta frequenza. Lei si siede, si aggiusta lo sgabello, guarda dritto davanti a sé, oltre la luce di scena, un respiro, poi ancora un altro e comincia il suo personale viaggio. La scaletta è varia, come l’atmosfera che si percepisce. Cangiante come l’impegno vocale e strumentale in cui la band si profonde. Dopo aver cantato dodici canzoni, essersi tolta le scarpe in un momento di pathos, dopo aver urlato in un canto di rabbia e aver sussurrato note e parole a piccoli respiri, lo spettacolo si chiude, termina quel rito che è anche il suo personale spettacolo.

Lei è Frida Neri, nome d’arte di Michela Di Ciocco, giovane cantautrice nata in Molise, ma marchigiana d’adozione, che nell’occasione ha presentato il suo primo e omonimo Ep – autoprodotto – che è il frutto di anni di una lunga gavetta, fatta di reinterpretazioni elettriche e acustiche di brani editi, ma anche di sperimentazioni su brani e creazioni inediti. A testimonianza del suo innato talento, il 27 dicembre 2010 si è guadagnata il primo posto nell’ambito della XII edizione del concorso nazionale “Premio Augusto Daolio” a Sulmona (L’Aquila) e nel febbraio 2011 ha avuto l’onore di aprire il concerto dei Nomadi in occasione dell’annuale “NomadIncontro” a Novellara (Reggio Emilia), esibendosi davanti a migliaia di persone.

Il suo Ep è composto da cinque brani, buoni per coglierne il personale universo, un disco in cui sfoggia tutto il suo naturale talento di songwriter, coinvolgendo con melodie folk e testi mai banali e una voce dolce e allo stesso tempo grintosa. Con una formazione composta da due chitarre, una acustica e una classica, un contrabbasso cui si aggiungono un trio di archi e uno strumento arcaico come il salterio, Frida Neri è autrice di un disco bello. Bello per la sua semplicità, per la grazia che sgorga fuori dall’ascolto. Bello perché c’è dentro passione, sentimenti, rabbia, forza e trasparenza. La speranza è che questo “piccolo album” possa rappresentare per lei il primo passo verso una carriera folgorante. Per il Fatto Quotidiano l’abbiamo intervistata per farvela conoscere meglio.

Come nasce Frida Neri e qual è il significato di questo pseudonimo?
Frida Neri nasce dalla lunga maturazione di una naturale inclinazione apparsa già al tempo dell’infanzia. Scrivo poesie e canzoni da sempre. A quattordici anni avevo già un piccolo repertorio di miei brani, poi durante gli anni universitari mi è stato offerto di salire su un palco e lì inizia un lustro dedicato alla reinterpretazione di generi e autori diversi. Affianco è sempre stata presente la vena di scrittura, che solo da tre anni a questa parte decido di portare allo scoperto. Il mio percorso è iniziato dalle chitarre distorte ed è arrivato alle corde più delicate degli archi e alle sonorità acustiche. Sono a lungo andata in cerca del mio suono e solo ora sento di stare avvicinandomi. Lo pseudonimo che utilizzo indica due aspetti importanti della mia personalità: richiama il suono linguistico della parola free e il fatto stesso che sia un nuovo nome, suggerisce l’idea di un inizio: quello del mio percorso artistico che, dopo anni passati eseguendo cover, finalmente è rivolto a quella che definisco ‘alchemica’ ricerca di un suono e di una scrittura originale e personale.

Ascoltando i brani del disco si scopre canzone dopo canzone una parte di te. Qual è il sentimento prevalente che ti ha portata a scriverle?
Ce ne sono davvero diversi, come diverse sono le mie ‘anime’. Ogni brano è una specie di rapimento da parte di un sentimento piuttosto che un altro e farei fatica a isolarne uno. Ma se dovessi usare una parola, mi esprimerei con ‘inquietudine’ nel senso più lato del termine: l’inquieto è colui che si ferma solo per riprendere fiato fra un passo e l’altro, così io vago fra passione, solitudine, insoddisfazione e critica del mondo in cui vivo, fra dimensioni oniriche e bisogno di viaggio come esperienza esistenziale.

Credi che ci sia ancora qualcosa per cui valga la pena di scrivere musica?
Ora più che mai, per rimanere vivi.

C’è un disco che ti ha segnata artisticamente?
Ultimamente, Hadestown di Anais Mitchell. Per la sua forma di opera pop (dove il termine pop è inteso in senso autentico e forse un po’ retrò), per i suoni meravigliosi e gli strumenti “antichi” che continuano a smuovere qualcosa mentre li ascolti. Un altro album che ho ascoltato per mesi è O’ primeiro canto di Dulce Pontes. Di solito non mi ispiro a qualcuno in maniera calcolata, ma è fuori da ogni dubbio che ciò che ascolto plasmi a suo modo (anche se non in maniera immediatamente riconoscibile) il mio modo di cantare e scrivere!

Hai in programma una tournée? Come promuoverai il tuo Ep?
Certo! Dopo il concerto di presentazione al Felt di San Lorenzo in Roma, ci sarà un concerto nella chiesa dell’Eremo di Montegiove a Fano (Pesaro Urbino) e poi di nuovo Roma, nell’intimo ‘Book à bar’ di San Lorenzo. La mia volontà è quella di creare dei concerti che siano piccoli viaggi, ognuno diverso dall’altro (non amo i prodotti standardizzati!) ed è per bisogno di autenticità che scelgo e sceglierò contesti, luoghi e modi diversi per raccontare. È così che ho deciso di promuovere il mio Ep, concerto dopo concerto!

A quando, invece, un disco?
Quando i tempi e i brani saranno maturi. Per adesso le canzoni dell’Ep e soprattutto quelle che rientreranno nel prossimo album, chiedono di incontrare il pubblico, per capire come diventare grandi.

La band:
Frida Neri – voce e chitarra acustica
Antonio Nasone- chitarra classica
Marco Tarantelli – contrabbasso
Michele Vagnini – viola
Jacopo Mariotti – violoncello
Voce narrante – Fabrizio Caperchi

E per chi volesse saperne di più su Frida Neri, basta semplicemente recarsi sul suo sito ufficiale.
A tutti voi inoltre invito a visitare la mia pagina facebook dove potete contattarmi, farvi conoscere, propormi la vostra musica, leggere il fatto musicale del giorno e ascoltare i brani musicali che propongo. Un modo per confrontarsi e rimanere in contatto costante con tutti voi. Come sempre, Vive le Rock!

Il fantasma dell'opera

Maroccolo, Zamboni e Magnelli (ex CSI) con Frida Neri live per “Il fantasma dell’opera”

 

 

Il 17 novembre a Colle di Val d’Elsa (Teatro dei Varii) appuntamento d’eccezione per la VII edizione del Fenice Nine Arts International Festival

 

Dopo 15 anni i tre artisti saranno di nuovo insieme sul palco insieme a Frida Neri nell’esecuzione live di musiche inedite che accompagneranno la proiezione del film di Rupert Julian capolavoro del cinema muto del 1925

 

Dopo 15 anni, Francesco Magnelli, Gianni Maroccolo e Massimo Zamboni (ex CSI) torneranno a suonare insieme in un concerto evento che accadrà il 17 novembre grazie a “Le Parole, I Giorni”, la rassegna curata da Dario Ceccherini all’interno della VII edizione del Fenice Nine Arts International Festival.

 

Ha già il sapore di un appuntamento con la storia quello che vedrà i tre ex CSI rimettersi insieme al Teatro dei Varii di Colle di Val d’Elsa: gli artisti saranno impegnati nell’esecuzione live di musiche inedite e basi di Kodemondo, in sincrono con la proiezione de “Il fantasma dell’opera” di Rupert Julian capolavoro del cinema muto del 1925, con Lon Chaney star del cinema dei primi del Novecento. Con gli ex Csi in questa avventura la voce di Frida Neri, la cantautrice che ha conquistato il cuore del pubblico e della critica grazie al suo disco omonimo. Una lunga ricerca quella per la voce femminile che culmina nella scelta della cantautrice molisana che vanta svariate partecipazioni in radio ed un tour di grande successo in location particolarissime come eremi, monasteri e suggestivi scorci di strada. Un’unione quella tra Frida Neri e gli ex Csi che ha il sapore di un incontro al vertice della bellezza musicale dove ogni nota è una parola unica e rara.

 

“Il fantasma dell’opera” fu musicato da Francesco Magnelli nel 1994, prima dell’uscita di Kodemondo, primo cd targato Csi. Magnelli per questa operazione utilizzò le basi del disco e compose musica inedita che poi venne eseguita dal vivo durante la proiezione del film. Furono poche le rappresentazioni fatte, anche perché – proprio in quell’anno – l’esperienza artistica dei CSI partì a gonfie vele.

La visione de “Il fantasma dell’opera” con l’esecuzione delle musiche live fu quindi un’esperienza di cui poté godere un pubblico ristretto.

 

 

Ecco perché Francesco, Massimo e Gianni hanno ritenuto quella del Fenice Festival un’ottima occasione per ritornare a calcare il palco insieme e un contesto ideale per riproporre l’opera. I tre artisti stanno lavorando con grande entusiasmo per soddisfare sé stessi e il numeroso pubblico che dal 1997 non ha più potuto vederli suonare su uno stesso palco.

 

Intanto entra nel vivo la rassegna “Le Parole, I Giorni” con un programma dal significativo titolo: Scripta Volant.

 

Il passaggio dall’inchiostro alla voce sarà infatti il motivo conduttore della kermesse di incontri, reading, conferenze che vedrà protagonisti, tra gli altri, Alessandro Bergonzoni, Stefano Bartezzaghi, Alessandro Fo, Vanni Santoni, Filippo Bologna, Francesco Recami. Non mancherà la riflessione sulla parola legata alla musica e alle immagini con l’eleganza di Nada Malanima

Felt Music Club, Roma

Live Report: Frida Neri presenta il suo nuovo album al Felt Music Club di Roma

 

Indirizzo sito : 06live

 

FRIDA NERI

 

@ Felt Music Club

Via degli Ausoni, 84

Roma

 

Sonorità dolci e grintose, la voce delicata e potente di un’artista raffinata. E’ la nuova opera di Frida Neri, un omonimo Ep che l’affascinante cantautrice molisana (reduce dalla vittoria del prestigioso Premio Augusto Daolio) presenterà il prossimo 20 gennaio al Felt Music Club di Roma

 

 

 

Cinque brani inediti, canzoni d’autore che spaziano dalle ambientazioni visionarie e indefinite di Alle Soglie dell’Aurora alla drammaticità di Sara Sottile, dalla sottile analisi dell’amore in tutte le sue sfumature di Al matrimonio e la più introspettiva In trasparenza fino al viaggio e alla continua ricerca di Siberiana.

 

Accompagnata dalle note della chitarra di Antonio Nasone e del contrabbasso di Marco Tarantelli, Frida Neri parte dalla Capitale per proseguire successivamente con date in tutta Italia. L’ep Frida Neri è stato registrato e mixato da Stefano Dionigi nello Spazio modulare.

A Roma la presentazione del primo album

Musica d’autore/ Frida Neri presenta il suo primo disco

 

Indirizzo sito : Ildemocratico

 

A Roma un appuntamento imperdibile per la buona musica d’autore. Frida Neri presenta il suo primo disco omonimo al Felt Music Club di Roma venerdì 20 gennaio 2012. La cantautrice ha nel suo bagaglio importantissimi riconoscimenti tra i quali Il Premio AUGUSTO DAOLIO, che l’ha portata sul palco dei Nomadi, IL PREMIO SPECIALE DELLA CRITICA all’interno del concorso Pigro Cantautori in Vigna, dedicato ad Ivan Graziani e tanti altri.

 

Il suo è un disco elegante, raffinato. Uno stile che sempre meno si trova negli scenari industriali della nuova musica italiana. Niente reality per Frida, niente scorciatoie, ma tanto studio l’elaborazione attenta ed accurata di ogni singola nota ed elemento. Un viaggio dentro e fuori che l’ha portata al concepimento di un lavoro che è lei, che la racconta, che la svela all’ascoltatore, rapito in un vortice di emozioni. Momenti magici, anacronistici, sospesi in un infinito battito di ciglia tra il sogno e la realtà.

 

Il disco si divide in cinque brani inediti, canzoni d’autore che spaziano dalle ambientazioni visionarie e indefinite di Alle Soglie dell’Aurora alla drammaticità di Sara Sottile, dall’analisi dell’amore in tutte le sue sfumature di Al matrimonio e la più introspettiva In trasparenza fino al viaggio e alla continua ricerca di Siberiana.

 

Frida come mai la scelta di un mini album per l’esordio?

 

La scelta non è stata facile, ma volevo esordire con un “piccolo album” – come lo chiamo io – con cui fare capolino ma senza darmi (ancora) una forma definitiva.

 

Gli strumenti sono acustici: chitarra classica, acustica, contrabbasso sono il trio di base cui si aggiungono violino, viola e violoncello. Gli archi, le corde, sono tutti colori che le mie canzoni hanno intensamente cercato, ed ora questi stessi strumenti stanno trasformando il mio stesso modo di scrivere. Nell’ultimo brano compare la “voce” particolarissima di un salterio dal suono arcaico e cerimoniale.

 

L’album è stato realizzato grazie all’opera fonica di Stefano Dionigi, nella sua casetta di legno nascosta nel verdissimo giardino, con un solo meraviglioso neumann! Anche il tipo di registrazione, lo stile con cui è stata fatta e anche l’approccio ad essa, rispecchiano lo spirito semplice e direi “analogico” della mia musica!

 

Qualcosa di vecchio, per dire qualcosa di nuovo?

 

In un certo senso sì. C’è bisogno di un ancoraggio, in questi tempi di velocità ed astrattezza! E allora, per me almeno, ritrovare il calore delle corde, degli archi, delle relazioni da cui solo può nascere la bellezza, è di vitale importanza.

 

Qualche anticipazione sulla serata del 20 gennaio?

 

Dal vivo – per la prossima presentazione – abbiamo scelto il consueto trio acustico, insieme ad Antonio Nasone e Marco Tarantelli, e con la viola ed il violoncello di Michele Vagnini e Jacopo Mariotti.

 

Ad aprire la serata, una voce narrante ricorderà come il basso e l’alto siano profondamente uniti… non anticipo altro!!

Cinque domande a Frida Neri

Cinque domande a… Frida Neri

 

Indirizzo sito : Latitudinex

 

La sua musica risente delle influenze assorbite durante i viaggi fatti. Frida Neri, classe 1981, nata a Formia ma cresciuta tra il Molise e le Marche, è una cantautrice emergente. Attratta da molteplici mondi, suona la chitarra, studia canto lirico, ha una lunga esperienza di concerti in giro per l’Italia, ha vinto svariati premi tra cui la XII edizione del concorso nazionale Premio Augusto Daolio, che le ha dato la possibilità di aprire alcuni live dei Nomadi. Nel suo nuovo EP omonimo, propone sonorità dolce e grintose per i cinque brani inediti: canzoni d’autore che spaziano dalle ambietazioni visionarie di “Alle soglie dell’Aurora” alla sottile analisi dell’amore in “Al matrimonio”, fino al tema del viaggio e della continua ricerca di “Siberiana”.

 

 

Come ti prepari a un viaggio?

“Praticamente, faccio liste su liste per non dimenticare le cose importanti. Mentalmente entro in uno stato davvero particolare. Mi rilassa molto l’idea di partire, nello stesso tempo mi agita sapere che incontrerò “il nuovo”. Comincio a diventare curiosa e silenziosa”.

 

Cosa non dimentichi mai di mettere in valigia?

“Il mio taccuino. E’ di vitale importanza per me poter fissare momenti e pensieri su un piccolo quaderno. E’ un rito che mi dice quanto il viaggio sia una dimensione prima di tutto esistenziale, uno stato dell’anima”.

 

Quale è il posto o il viaggio che ti è rimasto nel cuore?

“Avevo una ventina d’anni e fin dai sedici avevo sviluppato una grande passione per l’antica civiltà dei celti, per la visione del mondo di questa popolazione il cui fascino è arrivato intaccato sino ai giorni nostri. Sognavo i campi verdi del Nord Europa, sognavo le grandi pietre sacre, i circoli e le tombe. E finalmente, nel giro di due anni, riuscì a vedere i campi di menhir di Carnac in Bretagna e gli Stonhenge della valle del Boyle in Irlanda. Esattamente nei due momenti in cui mi trovavo rispettivamente vicinissima a quelle pietre, ho avuto davvero delle sensazioni indescrivibili (nonostante i turisti in Irlanda!!). Non era solo un sogno che si realizzava, assomigliava di più ad un ritrovare qualcosa che si era perso, un luogo o un’atmosfera. Insomma, mi sembrava di essere legata a quei luoghi in un modo profondo e misterioso”.

 

Quale musica ascolteresti per ricordare le emozioni di quel viaggio?

“Sicuramente le sonorità malinconiche e solenni della musica celtica, le cornamuse, i violini tristi, l’energia primordiale del bodhran…”

 

Quale è il cibo più strano o particolare che hai assaggiato durante un viaggio?

“Il cibo più particolare – non in senso culinario, ma simbolico – è stato un tè chai preparato con grande cura e generosità da un anziano yogi in un antico tempio di Orchha, in India. Ogni suo singolo gesto – lento, precisamente calcolato e compiuto ad arte – era un rito in cui aveva deciso di coinvolgere l’ospite, con la grazia più solenne che io abbia mai visto”.

Un piccolo album tutto da scoprire

Un ‘piccolo album’ tutto da scoprire

 

Indirizzo sito : Persinsala

 

Cinque perle per descrivere un mondo. Un ‘piccolo album’ in cui custodire e scoprire sonorità ammalianti. Una vocalità pastosa e cristallina insieme. Un’anima che osserva le situazioni con intelligenza e lucidità e che si offre senza barriere a chiunque sappia ascoltare.

 

La presentazione ha avuto luogo:

Felt Music Club

via degli Ausoni, 34 – Roma

venerdì 20 gennaio, ore 22.00

 

Frida Neri in concerto

Frida Neri, voce, chitarra

Antonio Nasone, chitarra

Jacopo Mariotti, violoncello

Michele Vagnini, viola

Marco Tarantelli, contrabbasso

 

È stato presentato il 20 gennaio al Felt Music Club di Roma, il primo omonimo lavoro di Frida Neri, giovane cantautrice molisana che si affaccia sul panorama musicale italiano cogliendolo di sorpresa, grazie a una sapiente miscela di testi acuti e penetranti e ritmiche mai banali in cui melodie folk si accompagnano alla tradizione del miglior cantautorato italiano.

Frida, vincitrice del Premio Augusto Daolio, è laureata in Filosofia e si vede. Ogni storia raccontata in questo disco, che la cantante stessa definisce in una sola parola «denso», porta l’ascoltatore a riflettere, a cercare di osservare «ogni singolo istante» da angolazioni nuove e inaspettate. Nel mondo di Frida anche un noioso Matrimonio può trasformarsi in una passione fulminea e coinvolgente («vorrei sfogliare le sue vesti e leccarne via il timore. E lei? Cosa vorrebbe farne di me?») e il viaggio, raccontato in Siberiana, il cui il viandante si accorge di non avere «niente di più di se stesso», ci ricorda i Csi di In quiete e Memorie di una testa tagliata e ci rammenta, servendosi delle parole di Pasolini, che «solo l’amare, solo il conoscere/conta, non l’aver amato/non l’aver conosciuto».

Quello di Frida è un percorso che guarda al presente e che anzi si presta a cambiamenti e mutazioni in progress. «Ogni testo, melodia o arrangiamento sono in continua “estensione”», dichiara l’artista. «Stasera avete ascoltato Come nero», prosegue, «una traccia non contenuta nell’album che, partendo da un’originaria base reggae, è diventata una sorta di omaggio al genio di Django Reinhardt». È soprattutto in Come nero, infatti, che emerge l’abilità di Antonio Nasone, eccellente chitarrista che, insieme al violoncellista Jacopo Mariotti, al violista Michele Vagnini e al contrabbassista Marco Tarantelli, ha accompagnato Frida durante la presentazione. L’eleganza e l’ottima presenza scenica dei musicisti, discreti e allo stesso tempo caratterizzanti come solo un abile accompagnatore sa essere, ha completato il regalo che la cantautrice ha preparato per il suo pubblico.

La sperimentazione di Frida coinvolge anche l’utilizzo di strumenti come il salterio, suonato nella versione di Siberiana contenuta nell’ep da Enzo Vecchiarelli.

Il suo percorso proseguirà il 5 Febbraio prossimo all’Eremo di Monte Giove di Fano. «Spero davvero di poter ricreare un’atmosfera magica, anche considerando le caratteristiche del luogo», sottolinea la cantautrice. Ma quale sarà il tema centrale del prossimo brano? «Vorrei scrivere una canzone per mio padre».

E noi non vediamo l’ora di ascoltarla.

Frida Neri. La musica come inquietudine

Frida Neri, la musica come inquietudine “Il fatto quotidiano”

 

Indirizzo sito : Ilfattoquotidiano

 

Roma, quartiere San Lorenzo nel centro storico della Capitale. In un rinomato locale jazz sta per svolgersi un concerto. È tutto pronto, l’atmosfera si riscalda e al momento opportuno entra in sala lei facendosi spazio fra tavolini tondi e le candele accese, dirigendosi diritta verso il palco illuminato da poche luci di scena. I ragazzi che l’accompagnano la seguono, salgono sul palco, ognuno prende il suo strumento e lo accorda per esser tutti sulla giusta frequenza. Lei si siede, si aggiusta lo sgabello, guarda dritto davanti a sé, oltre la luce di scena, un respiro, poi ancora un altro e comincia il suo personale viaggio. La scaletta è varia, come l’atmosfera che si percepisce. Cangiante come l’impegno vocale e strumentale in cui la band si profonde. Dopo aver cantato dodici canzoni, essersi tolta le scarpe in un momento di pathos, dopo aver urlato in un canto di rabbia e aver sussurrato note e parole a piccoli respiri, lo spettacolo si chiude, termina quel rito che è anche il suo personale spettacolo.

 

Lei è Frida Neri, nome d’arte di Michela Di Ciocco, giovane cantautrice nata in Molise, ma marchigiana d’adozione, che nell’occasione ha presentato il suo primo e omonimo Ep – autoprodotto – che è il frutto di anni di una lunga gavetta, fatta di reinterpretazioni elettriche e acustiche di brani editi, ma anche di sperimentazioni su brani e creazioni inediti. A testimonianza del suo innato talento, il 27 dicembre 2010 si è guadagnata il primo posto nell’ambito della XII edizione del concorso nazionale “Premio Augusto Daolio” a Sulmona (L’Aquila) e nel febbraio 2011 ha avuto l’onore di aprire il concerto dei Nomadi in occasione dell’annuale “NomadIncontro” a Novellara (Reggio Emilia), esibendosi davanti a migliaia di persone.

 

Il suo Ep è composto da cinque brani, buoni per coglierne il personale universo, un disco in cui sfoggia tutto il suo naturale talento di songwriter, coinvolgendo con melodie folk e testi mai banali e una voce dolce e allo stesso tempo grintosa. Con una formazione composta da due chitarre, una acustica e una classica, un contrabbasso cui si aggiungono un trio di archi e uno strumento arcaico come il salterio, Frida Neri è autrice di un disco bello. Bello per la sua semplicità, per la grazia che sgorga fuori dall’ascolto. Bello perché c’è dentro passione, sentimenti, rabbia, forza e trasparenza. La speranza è che questo “piccolo album” possa rappresentare per lei il primo passo verso una carriera folgorante. Per il Fatto Quotidiano l’abbiamo intervistata per farvela conoscere meglio.

 

 

 

Come nasce Frida Neri e qual è il significato di questo pseudonimo?

Frida Neri nasce dalla lunga maturazione di una naturale inclinazione apparsa già al tempo dell’infanzia. Scrivo poesie e canzoni da sempre. A quattordici anni avevo già un piccolo repertorio di miei brani, poi durante gli anni universitari mi è stato offerto di salire su un palco e lì inizia un lustro dedicato alla reinterpretazione di generi e autori diversi. Affianco è sempre stata presente la vena di scrittura, che solo da tre anni a questa parte decido di portare allo scoperto. Il mio percorso è iniziato dalle chitarre distorte ed è arrivato alle corde più delicate degli archi e alle sonorità acustiche. Sono a lungo andata in cerca del mio suono e solo ora sento di stare avvicinandomi. Lo pseudonimo che utilizzo indica due aspetti importanti della mia personalità: richiama il suono linguistico della parola free e il fatto stesso che sia un nuovo nome, suggerisce l’idea di un inizio: quello del mio percorso artistico che, dopo anni passati eseguendo cover, finalmente è rivolto a quella che definisco ‘alchemica’ ricerca di un suono e di una scrittura originale e personale.

 

Ascoltando i brani del disco si scopre canzone dopo canzone una parte di te. Qual è il sentimento prevalente che ti ha portata a scriverle?

Ce ne sono davvero diversi, come diverse sono le mie ‘anime’. Ogni brano è una specie di rapimento da parte di un sentimento piuttosto che un altro e farei fatica a isolarne uno. Ma se dovessi usare una parola, mi esprimerei con ‘inquietudine’ nel senso più lato del termine: l’inquieto è colui che si ferma solo per riprendere fiato fra un passo e l’altro, così io vago fra passione, solitudine, insoddisfazione e critica del mondo in cui vivo, fra dimensioni oniriche e bisogno di viaggio come esperienza esistenziale.

 

Credi che ci sia ancora qualcosa per cui valga la pena di scrivere musica?

Ora più che mai, per rimanere vivi.

 

C’è un disco che ti ha segnata artisticamente?

Ultimamente, Hadestown di Anais Mitchell. Per la sua forma di opera pop (dove il termine pop è inteso in senso autentico e forse un po’ retrò), per i suoni meravigliosi e gli strumenti “antichi” che continuano a smuovere qualcosa mentre li ascolti. Un altro album che ho ascoltato per mesi è O’ primeiro canto di Dulce Pontes. Di solito non mi ispiro a qualcuno in maniera calcolata, ma è fuori da ogni dubbio che ciò che ascolto plasmi a suo modo (anche se non in maniera immediatamente riconoscibile) il mio modo di cantare e scrivere!

 

Hai in programma una tournée? Come promuoverai il tuo Ep?

Certo! Dopo il concerto di presentazione al Felt di San Lorenzo in Roma, ci sarà un concerto nella chiesa dell’Eremo di Montegiove a Fano (Pesaro Urbino) e poi di nuovo Roma, nell’intimo ‘Book à bar’ di San Lorenzo. La mia volontà è quella di creare dei concerti che siano piccoli viaggi, ognuno diverso dall’altro (non amo i prodotti standardizzati!) ed è per bisogno di autenticità che scelgo e sceglierò contesti, luoghi e modi diversi per raccontare. È così che ho deciso di promuovere il mio Ep, concerto dopo concerto!

 

A quando, invece, un disco?

Quando i tempi e i brani saranno maturi. Per adesso le canzoni dell’Ep e soprattutto quelle che rientreranno nel prossimo album, chiedono di incontrare il pubblico, per capire come diventare grandi.

 

La band:

Frida Neri – voce e chitarra acustica

Antonio Nasone- chitarra classica

Marco Tarantelli – contrabbasso

Michele Vagnini – viola

Jacopo Mariotti – violoncello

Voce narrante – Fabrizio Caperchi

 

E per chi volesse saperne di più su Frida Neri, basta semplicemente recarsi sul suo sito ufficiale.

A tutti voi inoltre invito a visitare la mia pagina facebook dove potete contattarmi, farvi conoscere, propormi la vostra musica, leggere il fatto musicale del giorno e ascoltare i brani musicali che propongo. Un modo per confrontarsi e rimanere in contatto costante con tutti voi. Come sempre, Vive le Rock!

Una nuova grande voce per la canzone d'autore.

Una nuova grande voce per la canzone d’autore.  “Il Tempo”

 

Indirizzo sito : Il tempo

 

L’inglorioso declino dell’industria discografica italiana non toglie ai giovani talenti la determinazione di cercare nuove strade per far ascoltare la propria voce.

 

Anzi. E se c’è stoffa bastano un cd autoprodotto e una manciata di canzoni (in questo caso appena cinque) per intuire che valga la pena fermarsi ad ascoltare. La marchigiana d’adozione Frida Neri, vincitrice di premi e forte di un vasto consenso della critica, è nata con un’anima rock-blues-grunge, mentre in questo mini-esordio ha lavorato per sottrazione, dando aria a brani di grande impatto cantautorale, ispirati e dai testi illuminati. Il futuro è dalla sua parte.

Frida Neri in concerto

Frida Neri in concerto al Felt Music Club Roma notizie

 

Indirizzo sito : Romanotizie

 

20 Gennaio 2012

 

Frida Neri in concerto al Felt Music Club

 

Frida Neri Si esibisce dal vivo da circa dieci anni, scegliendo diverse formazioni e generi assai vari – dal blues al rock, dal reggae al pop Dopo una lunga gavetta fatta di reinterpretazioni elettriche ed acustiche di brani editi, ma anche di sperimentazioni di proprie creazioni inedite – Frida Neri da preciso corpo al suo progetto personale. E del 27 dicembre 2010 il primo posto nell’ambito della XII edizione del concorso nazionale Premio Augusto Daolio a Sulmona (AQ). Il 19 gennaio 2011 partecipa alla storica trasmissione La notte di radio uno in diretta dagli studi Rai di Saxa Rubra, interpretando i due brani vincitori a Sulmona.

 

Il 20 Febbraio apre il concerto dei Nomadi in occasione dell’annuale NomadIncontro 2011, a Novellara (RE), davanti a migliaia di persone. Il 3 novembre 2011 è ospite della trasmissione Senza Filtro di Stefano Mannucci, al N’importe quoi di Roma. Lo stimato giornalista ospita ogni settimana un artista emergente o big (alcuni nomi dall’edizione 2011: Luca Carboni, Gaetano Curreri, Noemi, Mariella Nava, solo per citarne alcuni) per due ore di intervista e di musica. Sarà in uscita a dicembre l’Ep Frida Neri, cinque brani dalle sonorità acustiche: due chitarre una acustica ed una classica ed un contrabbasso cui si aggiungono un trio di archi e uno strumento particolare ed arcaico come il salterio. Dal vivo, la formazione è appunto quella del trio acustico, con interventi di ukulele e mandolino.

Frida Neri, giovane artista in continuo divenire

FRIDA NERI, GIOVANE ARTISTA “IN CONTINUO DIVENIRE”, PRESENTA A FATTITALIANI L’OMONIMO EP. INTERVISTA

 

Indirizzo sito : Fattitaliani

 

17 gennaio 2012 –

 

Sonorità dolci e grintose, la voce delicata e potente di un’artista raffinata: è la nuova opera di Frida Neri, un omonimo Ep che l’affascinante cantautrice molisana (reduce dalla vittoria del prestigioso Premio Augusto Daolio) presenterà il prossimo 20 gennaio al Felt Music Club di Roma (Via degli Ausoni, 84). Cinque brani inediti, canzoni d’autore che spaziano dalle ambientazioni visionarie e indefinite di Alle Soglie dell’Aurora alla drammaticità di Sara Sottile, dalla sottile analisi dell’amore in tutte le sue sfumature di Al matrimonio e la più introspettiva In trasparenza fino al viaggio e alla continua ricerca di Siberiana. Accompagnata dalle note della chitarra di Antonio Nasone e del contrabbasso di Marco Tarantelli, Frida Neri parte dalla capitale per proseguire successivamente con date in tutta Italia. L’ep Frida Neri è stato registrato e mixato da Stefano Dionigi nello Spazio modulare. Fattitaliani ha intervistato Frida Neri.

 

 

 

Consapevole del rischio di affrontare un argomento come quello di “Sara Sottile”…? come ti sei informata e orientata?

In questi tempi difficili anche per la discografia come è stata la gestazione e la realizzazione del tuo ep?

“Autoproduzione” è la parola magica! sinonimi sono: scommessa, urgenza e sfida. La scommessa sta nel vedere come andrà il disco, l’urgenza è quella che mi ha spinto a fare questo grande sforzo – economico, di energie e fisico! – ed è la stessa urgenza espressiva che mi porta a scrivere e cantare. La sfida sta nel gettare un semino nel bel mezzo della tempesta in cui attualmente viviamo!

 

Profondamente consapevole! Sara sottile è una storia che racconta – per mezzo di immagini – la spaccatura che divide dal proprio corpo e che ci spinge a farne un oggetto. Solo che Sara è così “distante” dal suo corpo, da volerlo cancellare. A spingermi verso questa storia è la semplice esperienza dell’essere una donna, figlia di questi anni difficili in cui ci viene chiesto davvero tanto, donne in particolare; anni in cui si lanciano sfide al cospetto delle quali spesso ci si sente inadeguati. Allora, andiamo a cercare sicurezza omologandoci ad un modello. Di bellezza, come in questo caso, o di pensiero.

 

Bella l’idea di “Al matrimonio”: che concezione personale hai dell’amore?

Diciamo che ho una concezione complessa dell’amore! Credo sia un’energia fondamentale, una forza che prende tantissime forme e senza la quale non avremmo molta voglia di svegliarci la mattina. L’amore è allo stesso tempo uno e molteplice: verso le persone care, verso il proprio compagno, verso le cose, i luoghi, è anche in quel desiderio di realizzare noi stessi che ci anima e ci inquieta. Per quanto riguarda l’amore fra due persone, citando i greci, l’eros è una forma di divina follia: ognuno di noi incontra l’altro per capire certe cose di sè e del mondo che non possono essere spiegate attraverso concetti o parole.

 

Profondo il testo di “Alle soglie dell’aurora”: più facile intraprendere un viaggio fisico o mentale?

I viaggi sono stati dell’anima. A volte è più facile muoversi geograficamente per uscire da un’angusta routine, altre volte invece si vive la quotidianità come se si fosse dall’altra parte del mondo! Vivo di viaggi mentali, di cui la musica ne rappresenta il più avventuroso, lungo ed intenso.

 

Ne ricordi uno tuo in particolare?

Per quanto riguarda i viaggi reali, l’ultimo paese che ho conosciuto è l’India; un paese meraviglioso, che invito ad attraversare e guardare con occhi scevri da pregiudizi.

 

Fra le artiste italiane emergenti ce n’è una in cui ravvedi delle affinità con la tua musica?

Non è una domanda semplice, questa. Nel mio quotidiano lavoro con la musica – per crescere come artista e per cercare i giusti “luoghi” in cui poterla portare – non mi capita spesso di imbattermi in artiste emergenti, ancor meno affini a me. Il pop è una grande famiglia all’interno della quale ci si distingue per poetica, cioè per visione del mondo e in base alla ragione – secondo me – per la quale si fa della musica. È ciò ad influenzare stile e messaggio – quindi – a creare affinità.

 

Come ti sei formata artisticamente parlando?

Il mio percorso inizia praticamente dall’infanzia, prendendo direzioni di volta in volta differenti (dalle prime canzoni scritte nel pieno dell’adolescenza alle esibizioni live con interpretazioni di artisti e canzoni provenienti dal reggae, dal rock, dal grunge fino al blues ed al jazz) fino a traghettarmi davanti all’arduo compito della ricerca della propria identità. La mia ricerca è appena all’inizio e questo ep è un’istantanea che mi ritrae in un momento di un processo in continuo divenire. Giovanni Zambito.

Finalmente pronta a cantare la mia musica

Frida Neri: Finalmente pronta a cantare la mia musica

 

Indirizzo sito : Spettacoloecultura

 

“La passione per la musica Frida Neri: Finalmente pronta a cantare la mia musicapuò definirsi un’inclinazione naturale, fin da piccola scrivevo poesie e frasi che poi, a 14 anni, con l’arrivo della chitarra, si sono trasformate in canzoni”. Così inizia il percorso artistico di Frida Neri, cantautrice molisana che il 20 gennaio alle 21.30 al Felt Music Club di Roma presenterà il suo primo omonimo ep che contiene cinque brani inediti. “All’inizio mi sono dedicata all’interpretazione di brani famosi, mentre negli ultimi due anni ho lasciato spazio alla mia musica, mi sono sentita pronta per dare inizio alla mia attività di cantautrice”.

 

“Solitamente suono la chitarra in trance, senza pensare – spiega a spettacoloecultura.it – prima arrivano le linee melodiche, poi le parole, fino alla nascita di una storia e quindi di un testo. Però può anche succedere che mi vengano delle intuizione mentre sono alla guida e allora registro le mie ispirazioni”.

Non ha dei modelli a cui si ispira: “Ascolto tantissima musica, tutta diversa e di ogni epoca. Mi influenza la cantante portoghese Dulce Pontes, così come l’ultimo album del cantautore americano Bon Iver. Tra i cantautori italiani ascolto Ivan Graziani. Non ascolto invece Carmen Consoli – sottolinea Neri – anche se tutti mi dicono che le assomiglio, forse perché provenendo entrambe dal blues abbiamo la stessa emissione vocale”.

Il suo stile è molto raffinato, si potrebbe anche definire di nicchia. “In effetti non trova un immediato posto sul canale commerciale. Ma studio canto lirico da tre anni e mi sto aprendo ad altre sonorità. Ma sono felice così, se decidessi di cantare un brano per spopolare in radio andrei contro natura, non ce la farei”.

Sogna Sanremo perché “mi piacerebbe che in Italia si ponesse l’attenzione anche verso tutte le altre sfumature della musica. Ci sono tanti giovani che rappresentano tanti generi musicali diversi e meriterebbero molto più spazio. Penso che all’italiano medio che guarda il Festival farebbe piacere ascoltare un’artista diverso dal solito”.

Quattro anni fa ha anche provato ad entrare a ‘X Factor’: “I talent show sono luoghi in cui, se sei bravo, puoi anche mettere in mostra il tuo talento ma devi stare al gioco, alle regole di un programma televisivo. Non sono quindi adatti a tutti gli artisti”.