18 Lug Il canto degli emarginati, con Massimo Zamboni

Frida Neri: cantautrice – canti e voce

Massimo Zamboni: musicista e scrittore
Massimo Ottoni: arti visive – sand art
Loris Ferri: scrittore – versi e voce
Antonio Nasone: compositore, polistrumentista – musiche e suoni

Tutto il novecento si apre e si chiude nei Balcani. Tutto il secolo passato scorre sulle acque del mare Adriatico, dalla Prima Guerra mondiale (Sarajevo, 1914 attentato all’arciduca Francesco Ferdinando) sino alla frantumazione dell’ex Repubblica Socialista Jugoslava che ha inizio il 31 marzo del 1991 ai laghi di Plitvice (Croazia). Proprio in quell’occasione l’idea di un’ Europa culturale muore con l’incendio della Biblioteca Nazionale di Sarajevo, scoppiato il 25 agosto 1992. Tra le macerie di questa grande storia, tra le pieghe di un continente alla deriva, si snodano e prendono vita piccole vicende umane che attraversano il tempo, come quella del protagonista del romanzo: Havro Alexandar Radaik suonatore zigano, nato a Dubrovnik, da famiglia zingara e pellegrino tra due secoli e due mondi: Balcani e Italia.

L’architettura geografica (il contesto e la macro sequenza) viene raccontata in prosa daMassimo Zamboni (con tappeto sonoro) attraverso frammenti tratti dalla sua opera narrativa: “Il mio primo dopoguerra”, Mondadori 2006. Questo lo sfondo ideale dello spettacolo. In primo piano la storia del protagonista in versi. Partendo dal testo originale, la performance accompagna alla lettura dei testi, brani delle tradizioni europee dell’emarginazione, che hanno regalato nel corso dei secoli al mondo del Mediterraneo suoni e danze (dal Portogallo alla Spagna, dalla Grecia all’Ungheria passando attraverso i Balcani) sino ad alcune canzoni inedite della cantautrice Frida Neri o contenute nell’EP omonimo (uscito nel 2012).

Versi, musiche e immagini originali di Massimo Ottoni ripercorrono un tempo storico che si dilata nell’arco di due secoli. Vi è di fondo la necessità di voler raccontare il respiro di un mondo, quello dell’Europa del sud sino alla nostra stessa terra come un’unica anima, viva e pulsante. Di fronte all’ urgenza della vita non esiste altro che la nuda condizione umana. Tre movimenti nei quali si intrecciano le illusioni, gli orrori, le sconfitte, gli ideali, i soprusi, la scoperta dell’amore e dell’arte, gli aneliti mortificati dalla società intera e dall’indifferenza infernale nei confronti di un giovane uomo. Nessuna idealizzazione nei confronti della materia trattata, bensì una discesa agli inferi della vita, ma anche un mantra verso i demoni dell’arte.

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