– La voce di Amy

22 Giu – La voce di Amy

Io non vorrei spendere parole inutili.

Solo dire che quella voce – che non era una sezione distaccata della persona, quanto invece l’espressione profonda dell’essere (c’è chi pensa che la voce sia il primo nucleo della coscienza dell’uomo di sè)- mi emozionava. Tanto.

 

La voce di Amy Winehouse è per me uno degli esempi del dolore che si trasforma in bellezza, dell’opera alchemica istintivamente portata avanti un respiro dopo l’altro. pancia, diaframma, cuore, polmoni. la saggezza della carne.

Lo ascoltata tanto, ed ogni inflessione, ogni vibrato, ogni passaggio da una nota all’altra mi dava una scossa sulla pelle.

Tutto qua.

 

Ed ecco allora che gli esseri che soffrono – ed ognuno ha la sua sofferenza, e l’una non esclude l’autenticità dell’atra – spesso si diluiscono nel dolore, fino all’ultima goccia.

E non ci sono – credo – teorie da fare, spiegazioni da cercare… forse, solo una pausa. Fare una pausa nel bel mezzo della quotidianità e abitare un po’ nel silenzio. Qui, provare a mettersi per un attimo nei panni di quell’altro che magari non capiamo.

Provare ad immaginare per un secondo di non voler sentire un costante e lancinante graffio nell’anima, sperimentare il senso di spaesamento, quel sentirsi perduti, fuoriposto. Esperire la mancanza di ragioni per stare.

Ecco.

Ascoltare, ascoltarsi.

 

E’ questo che fa chi canta.