Conversazione teatrale

Le lacrime di Odino

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Odino, il più importante e il più antico degli dei del nord, piange lacrime amare. Padre degli altri dei e custode dei nove mondi, ha dato il suo occhio destro per vedere davvero. Eppure visione e saggezza non bastano. Odino vuole spingersi fin dentro il segreto del mondo, per tentare di scovare cosa si celi fra le maglie oscure dell’infinito, dietro l’ultimo orizzonte, lì dove l’universo piega e si nasconde. E allora Odino piange sacrificando se stesso a se stesso, appeso all’albero-mondo Yggdrasill, il frassino sacro che tiene insieme i mondi. Nove giorni e nove notti appeso a seccare all’aria, esposto ai venti che ne sferzano le carni, al morso del freddo, del buio, e con la punta di una lancia che gli trafigge un fianco. Nove giorni e nove notti senza mangiare e bere nulla. Con la gola asciutta e gli occhi inariditi dai fiumi di lacrime versate. Odino è solo, preda della sua sofferenza, e sente piano piano la luce della vita in lui spegnersi. In agonia trema, sta per morire, quando ecco che il suo sacrificio viene pagato. Nell’estasi, Odino – con gli occhi gonfi di pianto – piega il volto verso il basso e scorge dagli abissi salire le rune. Gli si svelano davanti in una danza, le guarda e le ri-conosce, le comprende, accogliendone l’immenso potere.